il matrimonio dei femminielli

Pagani, una piccola città nel sud Italia vicino a Napoli, è un raro esempio di mescolanza di

modernità e antiche credenze.

Ogni anno un gruppo di persone rompe la propria quotidianità dando vita a una delle

espressioni più sincere della tradizione di quella zona geografica, il matrimonio di Zeza.

In questa occasione il gusto dell'eccesso caro al mondo napoletano si combina con

l'espressione del mondo gay. Zeza, il cui nome deriva dalle maschere teatrali napoletane, è

la figlia della più famosa Pulcinella le cui storie punteggiano la tradizione culturale del sud

Italia.

Per secoli le donne non sono state in grado di seguire le compagnie teatrali itineranti e

quindi i ruoli femminili sono stati interpretati da uomini. Da qui l'ambiguità di spettacoli e

comportamenti.

Oggi nel ventiduesimo secolo questo modo di recitare viene raccolto e raccontato da un

gruppo di Femminielli  vestiti da donne che danno alla luce un vero matrimonio

in cui essi stessi possono dare libertà ai loro desideri e sentimenti più intimi, vivendo per un

giorno a quella femminilità a cui spesso devono rinunciare.

Tulle, pizzo e trucco fanno da cornice a uno spettacolo che non ha nulla di scandaloso.

I "femminielli" sono rispettati e acclamati, la partecipazione popolare a questo evento ha

qualcosa di magico e antico. Questi ragazzi sono portatori di fortuna, di buoni sentimenti,

sono visti come antichi resti di riti religiosi. Bambini, anziani, donne e uomini guardano

questo mondo con un occhio benevolo e ammirato scoprendo che tutto ciò che accade in

quel giorno è naturale e normale, come dovrebbe essere ogni matrimonio.

© 2020 By DARIO DE CRISTOFARO